8 febbraio 2014

La Guerra del Tenente Comisso

Liberamente ispirato da “Giorni di Guerra” di Giovanni Comisso

F.T. De Nardi e Alberto Dabrilli al Miramonti Majestic hotel di CortinaMia madre e mio nonno sono sempre stati grandi lettori di Giovanni Comisso, come penso molti veneti. Quando ero piccolo, mia madre mi leggeva sempre pagine dei suoi libri, ricordo in particolare alcune pagine tratte dalla “La mia casa di campagna”, quando Comisso parlava delle zucche del suo orto di Zero Branco.
Quando fui più grande e interessato ai libri di Comisso, li lessi tutti e per molti anni ne conservai un bellissimo ricordo.

Ripresi in mano i libri di Comisso quando iniziai al lavorare su una guida turistico letteraria degli scrittori di Treviso (“Sulle tracce degli scrittori” 2007; Aurelia Edizioni) e rilessi la sua opera omnia con altri occhi, ma il felice ricordo che le sue parole mi avevano lasciato rispuntò intatto: Comisso era sempre lì, non era uno scrittore che durava una stagione, era vivo e vegeto, sempre lo stesso.

Nel febbraio di quest´anno (2014) Alberto Dabrilli, un disegnatore veneziano che già conoscevo, mi chiese se avevo da proporgli una sceneggiatura che lui avrebbe trasformato in un fumetto. Non so perché, mi venne subito in mente un libro di Comisso, “Giorni di guerra” che mi aveva lasciato un ricordo indelebile, e che, a mio modesto avviso, è molto più bello e vivo dell´ultra noto “Addio alle armi” di Ernest Hemingway, autore che dalle nostre parti si celebra un po´ troppo, considerando i bravi scrittori italiani che ci sono, ci sono stati e che sono ingiustamente dimenticati. Alberto accettò subito la mia proposta, conosceva anche lui Comisso, anche se non aveva letto il libro, ma sentiva congeniale l´epoca, le divise e i mezzi militari, i paesaggi del Veneto di quegli anni del Novecento.
Mi sono quindi riletto il libro; dell´opera comissiana ho trattenuto lo “stupore” e la “felice leggerezza” – a volte dissacrante – con cui Comisso narra la guerra di retrovia; “stupore” e “felice leggerezza” sono propri di tutta la sua scrittura e del suo modo di essere.
Di questo autore mi ha sempre colpito la capacità descrittiva, il suo distacco da ciò che racconta, come fosse un inviato speciale, quasi che la sua abilità di descrizione nascesse proprio dal fatto di essere lì, ma nello stesso tempo nel non esserci.
La rilettura del libro ci ha fatto notare il fatto che Comisso si arruola volontario, ma non ama la guerra, non ci va per liberare l´Italia, ma per fare nuove esperienze, per dare sfogo alla sua giovinezza troppo chiusa nell'angusta Treviso e per commettere azioni che nella vita di tutti i giorni non si possono fare. Non è insomma un militarista anche se è un interventista, come molti uomini (e soprattutto artisti) del suo tempo. Comisso non ci racconta una guerra eroica; nei suoi ricordi sono presenti episodi e fatti che non mettono in buona luce il mondo militare, anzi, rivelano l´uomo con i soliti difetti e vizi ingigantiti dalla situazione straordinaria e dall´impunità generalizzata.
Una riflessione personale nata dal libro, è la somiglianza delle vicende belliche di Comisso con la vita odierna; la guerra di retrovia di Comisso è un po´ la guerra che oggi vive l´Europa: siamo circondati da conflitti e da rivolte in Africa, in Medio Oriente, in Europa Orientale, speriamo solo che non si concluda con una Caporetto che sarebbe disastrosa – oggi – come lo fu nel 1917. F.T. De Nardi